ONFERNO: riserva naturale
Sotto
l'antico borgo, ai piedi di una rupe gessosa, si apre la bella grotta di Onferno
che annualmente dischiude a migliaia di visitatori le suggestioni del mondo
ipogeo. Qui abita la piú importante popolazione regionale di pipistrelli: con
ben 6 specie diverse rappresenta il principale motivo di interesse faunistico
della riserva. Nel piccolo affioramento gessoso, caratterizzato da microdoline
e inghiottitoi, si aprono umide forre boscate dove vegetano tiglio ibrido, borsolo
e lingua cervina. Tipiche di questo estremo lembo di Romagna sono anche specie
vegetali mediterranee sia naturali sia coltivate, come l'olivo. Nell'area protetta
sono comprese le spettacolari pareti arenacee della Ripa della Morte, contornate
da un esteso paesaggio calanchivo, e un importante bosco relitto in localitá
le Selve, con alcune roverelle secolari. Un
tempo il nome della localitá era Inferno (dal latino infernum: luogo basso e
oscuro, per la presenza di grotte). Solo agli inizi del secolo scorso venne
mutato in Onferno dal vescovo di Rimini, che non desiderava una tale denominazione
nella sua diocesi. Le prime notizie storiche si riferiscono alla Pieve di S.
Colomba, nominata in una bolla papale di Innocenzo II (1136). A partire dal
1231, quando la pieve apparteneva alla chiesa riminese, compare in documenti
storici anche il Castrum Inferni, che sorgeva sulla sommitá dell'affioramento
gessoso piú elevato. Il castello passó in seguito al Comune di Rimini, ai Malatesta
e venne conquistato e distrutto da Federico da Montefeltro. Nella Descriptio
Provinciae Romandiole del 1371, Inferno, con i suoi 20 nuclei famigliari, era
il piú piccolo tra i castelli della Valconca. Nel medioevo altre localitá vicine
erano sicuramente abitate, come attestano i toponimi Iola e Cella, che segnalano
la presenza di dipendenze di monasteri, dove qualche monaco sovrintendeva alla
coltivazione dei campi. Nel 1574, in occasione della visita a Onferno del vescovo
di Rimini, venne tracciato un disegno che coglie con immediatezza gli elementi
caratteristici della zona. Ai piedi della rupe boscata, sulla quale si innalza
il borgo fortificato, appare la pieve, mentre un'altra chiesa sorge in localitá
Cella; un segno grafico raffigura la Ripa della Morte, sovrastata da macchie
boscate. Inferno compare anche in un documento sull'estrazione del gesso nell'entroterra
riminese del 1689, a testimonianza che questa attivitá si é protratta per secoli,
come integrazione della prevalente economia agropastorale. Nelle settecentesche
mappe del Catasto Calindri il territorio della Comunitá di Inferno non appare,
nelle sue linee generali, molto diverso da oggi: quasi invariati sono i toponimi,
la viabilitá e l'uso del suolo; le abitazioni, invece, si concentrano soprattutto
nel borgo. Solo nell'ultimo conflitto mondiale l'antico insediamento, gravemente
danneggiato, perse la sua conformazione chiusa attorno a una piazza centrale;
nel dopoguerra le nuove abitazioni e la parrocchiale vennero edificate un poco
piú a valle.