IL PAESAGGIO
Piandicastello
è un paese della provincia di Pesaro e Urbino. E' talmente piccolo che quasi
nessuna carta geografica lo segnala.La sua denominazione deriva da "piano" e
da "castello". Castello, perché in un tempo lontano qui c'era un castello, una
rocca "valde forte".
Ora restano solo pochi ruderi, cementificati in scalette, per agevolare il passaggio
intorno alle case della parte più alta del paese, ancora denominata Castello.
Piano, perché il paese sorge su di un piano, a 504 metri sul livello del mare.
In realtà, più che di un piano si tratta di un sistema roccioso a piani di faglia
che, partendo dal Ventena, a sud, s'innalza a gradinata, a gironi sempre più
ampi fino al Castello.
Cade, poi, a dirupo nell'Albereto e nei Piombini, si apre a ventaglio fino al
Ventena, sale allo stesso modo da Ca' Fabbruccio ai Tufi, si alza ancora verso
l'alto, si allarga a conca dal Cerreto ai Ranchi ed ancora sale fino a raggiungere
la cima più alta del Monte della Croce, a 595 metri sul livello del mare. Lassù
lo sguardo spazia nell'infinito: vede i monti, il mare, le colline, le valli,
i paesi, in alto il cielo e a tanta bellezza veramente il cuore si "illumina
d'immenso".
Il versante nord del Monte della Croce è più aspro, più forte, più arido per
la presenza dei calanchi. Chi percorre la vecchia strada che da Molino Renzini
sale a tornanti, li vede in tutta la loro altezza e larghezza e non può non
restare colpito da questo aspetto caratteristico del paesaggio.
Un attento osservatore della natura non può non notare neppure il Monte Rosso,
all'inizio della Serra, battuta da ogni vento. E' un piccolo rilievo, tutto
di argilla rossa, che rischia di scomparire non solo a causa degli agenti atmosferici,
ma sotto il peso dei trattori ed i colpi dell'aratro. Possono sfuggire alla
vista, invece, i "Gessi", situati più avanti, proprio di fronte ai calanchi
che qui si vedono in tutta la loro estensione. Sono una frantumazione di quella
più vasta formazione gessifera presente ad Onferno, Sassofeltrio e Gesso. Dopo
la Serra, vicino a una siepe di tamerici, la strada riprende a salire, fiancheggia
il monte dei Tufi, sale ancora a tornanti fino al Monte della Croce, discende,
poi, pianeggiante continua fino al paese.
Il paese è un balcone sui monti e sul mare e chi vi arriva, in cerca del castello
che non trova, resta colpito dal panorama che si ammira dal Torricino e, dopo
aver sostato alla fitta ombra degli aceri, riparte meno deluso.
E' circondato da una catena di monti, a volte vicini a volte lontani. A nord
c'è il Monte della Croce che impedisce allo sguardo "l'azzurra vision" di San
Marino e della riviera romagnola. Ad ovest si stagliano contro il cielo il monte
San Paolo, il massiccio del Carpegna, Sasso Simone ed il Simoncello. Verso sud
il monte Osteriaccia e dietro, all'orizzonte, il Monte Nerone, a sud il Catria.
Ad est si levano le morbide colline di Romagna che lasciano intravedere l'azzurro
del mare Adriatico che a Porto Verde sembra spezzare i monti che, poi, si ricongiungono
per completare la catena. Il territorio del paese si
estende per circa 7 - 8 kmq, è coltivabile per l'80 % , boschivo per il 6 %.
La restante superficie è piuttosto scoscesa ed occupata da calanchi e formazioni
simili, che sono l'espressione più evidente e travagliata delle fratture, delle
lacerazioni, dei movimenti e delle traslazioni che hanno sconvolto la Terra
nel corso della sua evoluzione nel tempo e nello spazio.